Porta più soldi alle major chi scarica o chi non scarica?
LA lotta alla pirateria e a quella musicale in particolar modo è diventata una vera e propria ossessione per le etichette musicali
tanto che gli investimenti volti a combattere il fenomeno sono maggiori del danno procurato. Oggi a tale campana si aggiunge un’analisi
commissionata dalla BBC a Demos volta a capire le abitudini di 2 diversi target di consumo gli utenti accaniti di sistemi di downloading
illegale come emule, pirate bay, rapid share e quant’altro verso coloro che acquistano solo musica dai canali ufficiali.
Secondo quest’analisi risulterebbe che gli acquirenti dediti ai canali non ufficiali hanno in ogni caso uno scontrino medio di acquisto di musica
legale on line pari ad 80 euro verso i 40 di coloro che utilizzano solo i canali di distribuzione legali.
La lotta alla pirateria e a quella musicale in particolar modo è diventata una vera e propria ossessione per le etichette musicali tanto che gli investimenti volti a combattere il fenomeno sono maggiori del danno procurato.
Oggi a tale campana si aggiunge un’analisi commissionata dalla BBC a Demos volta a capire le abitudini di 2 diversi target di consumo gli utenti accaniti di sistemi di downloading illegale come emule, pirate bay, rapid share e quant’altro verso coloro che acquistano solo musica dai canali ufficiali.
Secondo quest’analisi risulterebbe che gli acquirenti dediti ai canali non ufficiali hanno in ogni caso uno scontrino medio di acquisto di musica legale on line pari ad 80 euro verso i 40 di coloro che utilizzano solo i canali di distribuzione legali, sempre dalla stessa analisi appare come il valore percepito di un singolo mp3 non supera i gli 0,50 euro e che oltre tale soglia decade rapidamente l’interesse all’acquisto da parte degli utenti.
Sempre più spesso dunque il consumatore si orienta verso scelte di consumo ibride fruendo di volta in volta da canali legali e non in funzione dell’importanza e dell’interesse del prodotto d’acquistare